Microsoft porta una parte di Ubuntu su Windows 10

Non è certamente la prima volta che Microsoft si apre al mondo Linux; soprattutto negli ultimi tempi sono state molte le volte che i due universi, notoriamente considerati all’opposto, si sono incontrati. Il prossimo passo potrebbe essere quello di portare Ubuntu su Windows 10.

Microsoft e Canonical starebbero infatti collaborando per integrare parte di Ubuntu dentro Windows 10. Niente a che vedere con sistemi virtualizzati o interfacce alternative per il sistema operativo made in Redmond.

Piuttosto la particolare versione di Ubuntu, stando a quanto riporta ZDNet, si baserà su librerie native di Windows per fornire agli sviluppatori strumenti come Bash e comandi CLI (come make, gawk, grep…) senza bisogno di soluzioni di terze parti.

Per ora non c’è niente di confermato ufficialmente, ma molto probabilmente maggiori dettagli su questa storica unione arriveranno nelle prossime ore, durante Microsoft Build 2016.

Aggiornamento 30/03 19:00 – come ci si aspettava l’integrazione di Bash su Windows 10 è stata confermata direttamente dal palco del Build 2016. Microsoft ha collaborato con Canonical per includere binari nativi di Ubuntu su Windows 10 (Windows Subsystem for Linux), che saranno sfruttabili con un semplice download dal Windows Store.

Con la Bash Ubuntu per Windows 10 gli utenti più esperti potranno accedere alle API native, utilizzare i file system, e supporto a VT100 ed SSH senza bisogno di impazzire troppo: “la potenza della linea di comando open source arriva  su Windows”. Lo storico passo, che porta anche una comodità concreta per sviluppatori ed utenti esperti, è stato compiuto.

bash ubuntu windows_2

Aggiornamento 31/03 9:00 – ulteriori dettagli arrivano dal blog ufficiale di Windowsdove  oltre a quanto già indicato in fase di presentazione, Microsoft ci tiene a specificare che laBash è in fase beta e sarà disponibile inizialmente soltanto agli Insider dopo la conclusione della Build 2016, inoltre non potrà interagire con le app Windows o essere usata come piattaforma server, ma solo come “coltellino svizzero” per sviluppatori.

 

fonte:smartworld.it

Terminato il supporto Microsoft per Windows Server 2003

 

E’ scaduto il supporto Microsoft per Windows Server 2003!

Passa a Windows Server 2012 R2

Gentili Clienti,

Il supporto Microsoft per Windows Server 2003 e Windows Server 2003 R2 è terminato il 14 luglio 2015. Ciò significa che non saranno più disponibili aggiornamenti e patch con conseguente perdita di conformità per i server su cui è ancora installato questo sistema operativo.

Quali le implicazioni per le aziende che utilizzano ancora Windows Server 2003?

La fine del supporto per Windows Server 2003 significa che non sono più disponibili aggiornamenti e patch, con conseguente esposizione alle vulnerabilità in tema di sicurezza poiché’ le istanze virtualizzate e fisiche di Windows Server 2003 diventano vulnerabili; non verrà più rilasciato nessun adeguamento di driver per le periferiche e conseguentemente avverrà una perdita di conformità per i data center su cui verrà eseguito questo sistema operativo dopo il 14 luglio.

Rossi Office e Microsoft assieme per supportarvi al meglio!

Il processo di migrazione dalla piattaforma 2003 all’ultima versione Windows Server 2012 R2 è un processo delicato che va affrontato con gli strumenti adatti e un supporto professionale. Microsoft ha messo a punto diverse risorse di approfondimento con un portale dedicato. Un semplice processo di migrazione in quattro passaggi: individuazione, valutazione, definizione della destinazione e migrazione.

Quale soluzione proporre

Scegli una delle tante opzioni disponibili grazie al programma OPEN offerto da Microsoft per poter usufruire dei tanti vantaggi offerti dai programmi multilicenza. Scegli tra tre edizioni di Windows Server, in base alle dimensioni dell’organizzazione del tuo cliente e ai requisiti di virtualizzazione e cloud computing:

Edizione

Ideale per

Confronto funzionalità

Modello di licenza

Essentials Ambienti ridotti per server con non più di due processori. Interfaccia più semplice, connettività preconfigurata ai servizi basati sul cloud, un’istanza virtuale di Essentials Server (limite di 25 utenti)
Standard Ambienti non virtualizzati o bassa densità Funzionalità completa di Windows Server con due istanze virtuali Processore + CAL
Datacenter Ambienti cloud ibridi e privati altamente virtualizzati Funzionalità completa di Windows Server con istanze virtuali illimitate Processore + CAL

 

Un team di professionisti in Rossi Office è a tua disposizione per aiutarti a scegliere l’opzione migliore e valutare al meglio tutte le opzioni disponibili. Contatta il tuo commerciale di riferimento per maggiori informazioni.

 

 

Server Linux e Windows a Confronto!

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Ecco un argomento che ci sta molto a cuore, InfoWorld propone il resoconto di una ricerca di mercato condotta da Gartner con lo scopo di valutare la situazione Linux contro Windows in ambito server. Stando a quanto emerge dall’indagine, risulta chiaro, come era lecito aspettarsi, che la posizione di Linux risulti particolarmente forte in questo settore, nonostante la pressione del gigante di Redmond.

In particolare, Linux ha un largo margine di vantaggio per quanto riguarda il Web, basti pensare alla diffusione di Apache e di altri strumenti open source che vi sono spesso associati, quali MySQL o PHP, mentre Windows ha conquistato nel tempo una propria posizione predominante in altri ambiti, grazie a prodotti quali Exchange o SQL Server. L’aspetto interessante del confronto sembra essere il fatto che la crescita di uno dei due concorrenti non vada necessariamente a scapito del rivale.

 Parlando di numeri, si stima infatti che nei prossimi anni entrambi i prodotti vivranno un periodo di incremento delle proprie vendite: per Windows Server si parla del passaggio dai 20 miliardi di dollari dello scorso anno ai 22 miliardi previsti per il 2012, mentre per Linux le cifre sono più contenute ma comunque in aumento, dai 9 miliardi dello scorso anno fino a 12 miliardi di dollari nei prossimi 3 anni. Va comunque ricordato che i numeri non sono confrontabili, considerando il fatto che l’utilizzo di Linux non obbliga per forza di cose all’acquisto di licenze o supporto tecnico.

Altro aspetto numerico interessante riguarda l’eventuale migrazione dei propri sistemi: la maggior parte degli intervistati sembra essere favorevole ad una migrazione verso Linux, soprattutto per quelle aziende che stanno adottando sistemi Unix, mentre solo una piccola percentuale, circa il 4%, sembra essere propensa al passaggio da Linux a Windows. Una larga fetta degli intervistati (21%), d’altro canto, non ha in mente alcuna migrazione.

Esulando dagli aspetti prettamente numerici, si parla inoltre delle motivazioni che possono spingere verso la scelta di una o dell’altra soluzione, e in questo caso i fattori in gioco possono essere diversi: l’aspetto economico prima di tutto, da valutare però nel lungo termine, la compatibilità con i sistemi già esistenti, anche per quanto riguarda l’hardware, e il supporto tecnico legato al prodotto, che per le realtà più grandi potrebbe essere un aspetto dominante

Diamo un’occhiata alle comparazioni di stabilità e sicurezza delle due soluzioni.

Stabilità

Windows Linux Note
Stabilità del sistema Le versioni di Windows basate su kernel NT (2000, XP, Server 2003, Vista, 7 e 8) sono tecnicamente molto più stabili dei sistemi operativi Windows 9x (95, 98 e Me) basati su MS-DOS. L’installazione di driver non completamente riadattati potrebbe portare al crash del sistema. Esistono comunque diverse modalità per terminare un’applicazione che causa il blocco del sistema. La stabilità dei sistemi UNIX è basata sulla struttura modulare a livelli del kernel (famosa per la sua stabilità). Gli emulatori di terminale e i window manager sono molto stabili. Anche su Linux è possibile terminare le applicazioni su più livelli. L’instabilità può dipendere da programmi scritti male, a prescindere dalla stabilità intrinseca del sistema operativo. In entrambi i sistemi, i crash delle applicazioni, nella maggior parte dei casi, non necessitano un riavvio dell’intero sistema operativo o causano perdita di dati.
Spegnimenti e riavvii I riavvii sono spesso richiesti al termine di installazioni di driver o di programmi che modificano file di sistema o in uso. Linux va riavviato solo dopo l’aggiornamento del kernel. Il software kexec inoltre permette di utilizzare un nuovo kernel senza necessità di riavviare la macchina, permettendo d’installare un sistema operativo aggiornato su un server, raggiungendo un uptime anche di vari anni.
Recovery Nelle versioni NT di Windows i programmi che crashano possono essere chiusi dal task manager o da riga di comando. Tutti i processi, tranne quelli del kernel, possono essere terminati da riga di comando o da terminali grafici. Si può interagire direttamente con il kernel con la combinazioneSysRQ, che consente di manipolare il sistema base ed eseguire il recupero delle applicazioni crashate.
Errori non risolvibili Se il kernel o qualsiasi altra applicazione a livello del kernel non è in grado di consentire la sicurezza del sistema, il sistema restituisce un “bug check” (noto come Blue Screen of Death). In questi casi viene creato un memory dump e, a seconda delle impostazioni, il computer potrebbe essere in grado di ripartire automaticamente. In certi casi può essere necessario il riavvio. L’equivalente della BSOD nei sistemi Unix-like è il kernel panic. In questi casi il kernel crea un memory dump, stampa a schermo un messaggio contenente l’errore e attende il riavvio manuale.

Per ottenere un sistema operativo soggettivamente “stabile” è necessaria la cooperazione sinergica di varie componenti. Non tutte queste componenti sono sotto il controllo del produttore del sistema operativo: se da un canto un kernel Linux o Windows può essere stabile, dall’altro applicazioni e driver mal scritti possono danneggiare seriamente la stabilità. Quindi gran parte della stabilità deriva dalla gestione del kernel in caso di comportamenti errati da parte di applicazioni e driver.

Gran parte della reputazione che ha Microsoft Windows di essere un sistema instabile è riconducibile alle versioni 95, 98 e ME di Windows, caratterizzate dalla frequente visualizzazione del Blue Screen of Death. In particolare, la probabilità di crash di questi sistemi era incrementata da tre principali debolezze:

  • Compatibilità a 16-bit. Il BSoD veniva spesso visualizzato in caso di errori nella gestione della memoria del sottosistema DOS. Windows NT non ha un supporto a 16-bit reale (l’ambiente a 16-bit viene emulato in una macchina virtuale) mentre la versione a 64-bit non presenta affatto supporto 16-bit.
  • Accesso diretto all’hardware. A differenza di Windows NT, le versioni precedenti di Windows non presentavano nessun HAL. Di conseguenza un programma o driver che tentava di accedere ad un’area di memoria protetta o che non si interfacciava bene con l’hardware, poteva causare un BSoD.
  • Gestione inefficace delle librerie dinamiche. Le librerie dinamiche sono librerie di funzioni che servono a evitare ripetizioni non necessarie nel codice delle applicazioni. La famiglia di sistemi operativi Windows 9xnon presentava un sistema di protezione delle librerie dinamiche di sistema e per questo motivo le applicazioni potevano andare a sostituirle con versioni errate. L’accumularsi di sostituzioni causava nel tempo un progressivo calo della stabilità generale. Da Windows 2000 in poi è stato introdotto un sistema di controllo delle librerie di sistema, denominato Windows File Protection, che avvisa l’utente nel caso di sovrascrittura delle suddette librerie e gli propone di ripristinare la versione originale.

Queste non sono le uniche cause dell’instabilità di questa famiglia di sistemi, ma le modifiche apportate nei kernel NT hanno incrementato la stabilità delle versioni che utilizzano questo tipo di kernel: Windows 2000, XP, Server 2003, Vista, 7 e 8.

Sicurezza

Per determinare la sicurezza di un sistema operativo è necessario conoscere cosa incoraggia i programmatori a creare malware:
  • Il software infettato deve essere ampiamente utilizzato, per colpire il maggior numero di utenti con il minimo sforzo per riadattare il programma e, nel caso dei virus, aumentare le possibilità di contagio
  • Le eventuali vulnerabilità che vengono sfruttate dai malware devono avere tempi di correzione molto lenti, permettendo al malware di agire più a lungo
  • Il sistema operativo deve essere il più monolitico possibile e non diviso in componenti isolati, in modo che sfruttando una vulnerabilità di un componente si possa manipolare anche gli altri

Per scoraggiare la creazione di malware e ridurne l’impatto, i sistemi operativi sono multiutenti e presentano aggiornamenti regolari per neutralizzare possibili minacce ed isolare le sezioni danneggiate.

Separando gli utenti comuni dall’account di root è più facile limitare i danni dei malware. Prima di Windows Vista i sistemi operativi Microsoft prevedevano la possibilità per qualunque utente di essere amministratore di sistema. Al contrario sui sistemi Linux le utenze normali sono state da sempre separate dall’amministratore. In questo modo viene resa più difficile la creazione e lo sfruttamento del malware.

Windows Linux Note
Malware Da dati raccolti da Kaspersky, sono stati scoperti più di 11.000 malware per Windows solamente nell’ultimo semestre del 2005.[22] Gli antivirus in genere contengono più di 100 000 definizioni per possibili attacchi.[23] Esistono inoltre le Botnet, reti di computer infetti e controllati da remoto, che riescono a contare più di un milione di macchine.[24] Una volta che un malware infetta un sistema operativo Microsoft in genere è difficilmente rimovibile.[25] Nelle guide all’uso di Windows viene consigliato spesso di utilizzare programmi anti-malware.[26] Esistono più di 800 malware per Linux.[22] La maggior parte di questi viene diffusa tramite Internet.[27] In pratica è estremamente raro che un sistema Linux venga infettato completamente da un virus. I componenti vulnerabili possono essere corretti modificando il codice sorgente. Esistono inoltre software simili a quelli presenti su Windows come ClamAV oPanda. Lo scopo principale di questi software è, se installati suserver connesso ad una rete mista, di controllare malware presenti nelle e-mail ed evitare la trasmissione di virus che colpiscono altri sistemi operativi.
Open source vs. software proprietario La Microsoft afferma che il suo sistema operativo è sicuro grazie ad un particolare ciclo di vita del software denominato “Trustworthy Computing Security Development Lifecycle”.[28][29][30] A causa della licenza proprietaria di Windows solo i programmatori hanno accesso al codice sorgente per poter correggere i bug. Gli sviluppatori affermano che il kernel Linux è più sicuro poiché può essere controllato da moltissime persone e, in accordo con la legge di Linus, è più probabile che i bug vengano risolti velocemente. La Microsoft afferma che Windows Vista è il sistema operativo più sicuro.[31] Tuttavia Vista, secondo il New York Times, detiene il record di maggior numero di vulnerabilità.[32]
Tempo di risposta La Microsoft sostiene che il software proprietario offra una più rapida ed efficace risposta alle falle di sicurezza.[33] Tuttavia l’aggiornamento periodico per i bug critici avviene solamente una volta al mese.[34][35] Ciò consente agli sviluppatori di malware di pianificare più facilmente gli attacchi una volta rilasciato l’aggiornamento mensile.[36] I bug possono essere risolti nella stessa giornata in cui vengono scoperti, sebbene in genere passino alcune settimane prima che la patch sia disponibile per tutte le distribuzioni.
Account Su Windows Vista è presente un software che impedisce agli utenti comuni di danneggiare l’intero sistema tramite malware. L’User Account Control permettere di eseguire determinati programmi come amministratore senza dover utilizzare un account dotato di tali privilegi. In pratica molti utenti trovano fastidioso questo programma e lo disabilitano provocando i seguenti scenari:

  1. Nessun programma può essere eseguito da amministratore: questo impedisce all’utente d’installare software e hardware.
  2. Tutti i programmi possono essere eseguiti da amministratore: questo permette ai malware d’installarsi automaticamente senza chiedere l’autorizzazione all’utente
Durante l’installazione è necessario creare una utenza separata, “root”, che gode di tutti i privilegi dell’amministratore. È possibile per alcuni utenti utilizzare il comando sudo che permette di gestire il sistema in sostituzione del root. Gli utenti che possono usufruire di questa possibilità sono elencati in un file di testo, /etc/sudoers, inizialmente modificabile esclusivamente dal root.Al contrario del comando su, sudo permette all’utente di prestare più attenzione ai comandi digitati e richiede la password prima di eseguirli. Un malware eseguito sotto account limitato sia su Windows che su Linux può danneggiare esclusivamente i dati dell’utente. Il comando sudo garantisce all’utente un tempo limitato in cui godere dei privilegi dell’amministratore (su Ubuntu è fissato a 10 minuti). In questo periodo di tempo l’utente è libero di eseguire qualunque comando come root. Su Windows invece il sistema operativo garantisce la libertà all’utente esclusivamente per un processo, chiedendo di volta in volta all’utente istruzioni su come proseguire. Se il programma è complesso spesso Windows irrita l’utente mostrando più di una finestra interattiva.

In questa foto è possibile notare con soluzioni equiparate il risparmio effettivo che si può arrivare ad avere con una soluzione linux a confronto con Windows.
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Come ultimo punto, scriviamo 5 punti importanti per preferire una soluzione Linux a quella di Microsoft, che ci possono far decidere bene nel momento del cambio server aziendale.

1. Stabilità

I sistemi Linux sono ben noti per la loro capacità di funzionare per anni senza cedimenti;infatti, molti utenti di Linux non hanno mai visto un incidente. Questo è importante per gli utenti di ogni genere, ma è particolarmente utile per le piccole e medie imprese, per le quali i tempi di inattività possono avere conseguenze disastrose.

Linux gestisce anche un gran numero di processi in esecuzione contemporaneamente molto meglio di Windows – c’è qualcosa, infatti, che tende a degradare la stabilità di Windows rapidamente nell’esecuzione di più processi.

Poi c’è la necessità di riavviare. Considerando che le modifiche alla configurazione di Windows in genere richiedono un riavvio – causa i tempi di inattività inevitabile – non c’è in genere  bisogno di riavviare in Linux. Quasi tutti i Linux modifiche di configurazione possono essere effettuate mentre il sistema è in funzione e senza intaccare i servizi correlati.

Allo stesso modo, considerare che i server Windows devono spesso essere deframmentati frequentemente, questo è del tutto eliminato su Linux. Lasciate ai vostri concorrenti sopportare i tempi di inattività abbondante che va inevitabilmente di pari passo con Windows; Il fidato Linux vi terrà in funzione per servire i client tutto il giorno.

2. Sicurezza

Linux è anche intrinsecamente più sicuro di Windows  sia su server che desktop o in un ambiente integrato . Questo è dovuto principalmente al fatto che Linux, si basa su Unix, è stato progettato fin dall’inizio per essere un sistema operativo multiutente. Solo l’amministratore o utente root, dispone di privilegi amministrativi, e un minor numero di utenti e applicazioni hanno il permesso di accedere al kernel o altro.Il che mantiene tutto modulare e protetto.

Naturalmente, anche Linux viene attaccato,ma molto meno frequentemente, da virus e malware la sua vulnerabilità tende a trovare e risolvere il tutto più velocemente dai suoi sviluppatori ed utenti. Anche dopo sei anni di bug nel kernel, che è stato risolto di recente, per esempio – un caso estremamente raro nel mondo Linux – non era mai stato sfruttato!

Un sistema Windows a volte può nascondere i file dall’amministratore di sistema. Su Linux, invece, l’amministratore di sistema ha sempre una visione chiara del file system ed è sempre in controllo.

3. Hardware

Considerando che Windows richiede tipicamente aggiornamenti hardware frequenti siamo costretti ad accogliere i suoi sempre crescenti richieste di risorse, Linux è leggero, flessibile e scalabile, ed viene eseguito mirabilmente praticamente su qualsiasi computer, indipendentemente dal processore o architettura della macchina.

Linux può anche essere facilmente riconfigurato per includere solo i servizi necessari ai fini della vostra azienda, riducendo così ulteriormente i requisiti di memoria, migliorando le prestazioni e mantenere le cose ancora più semplice.

4. TCO

Non c’è alcun battaglia sul costo totale della licenza di Linux , dal momento che il software è generalmente gratuito… Anche una versione enterprise acquistata con il supporto aziendale sarà più economico nel globale rispetto a Windows o altri software proprietari, che comportano generalmente le licenze user-based e una serie di costosi componenti aggiuntivi, soprattutto per la sicurezza.

Lo stesso vale per la maggior parte degli strumenti e delle applicazioni che possono essere utilizzate su un server Linux . Il TCO semplicemente non può essere battuto.

5. Libertà

Con Linux, non vi è alcun vendor commerciale che possa cercare di bloccare voi o determinati prodotti o protocolli. Invece, sei libero di mescolare e abbinare e scegliere quello che funziona meglio per il vostro business.

In breve, con tutti i vantaggi che Linux fornisce nel regno server, non c’è da meravigliarsi se i governi, le organizzazioni e le principali aziende di tutto il mondo – tra cui Amazon e Google – fanno affidamento sul sistema operativo open source per propri sistemi produttivi.

Se siete alla ricerca di una distribuzione Linux per l’esecuzione sui server della vostra azienda, faresti bene a considerare CentOS (o RHEL, la versione a pagamento da Red Hat che CentOS si basa su), Slackware , Debian e Gentoo .

Fonti: Wikipedia,oneopensource

XBMC v13.0: il miglior media player per Android introduce l’hardware decoding e altro

XBMC è stato aggiornato alla versione v13.0, conosciuta con il nome di “Gotham”. Questa introduce finalmente il supporto alla decodifica hardware dei contenuti video su Android, così come la possibilità di attivare la Immersive Mode a pieno schermo di Android 4.4 KitKat, oltre a numerose novità per il supporto alla visione stereoscopica e migliorie all’engine audio.

XBMC v13.0 Gotham Beta per Android

XBMC è un media player open-source realizzato dalla fondazione omonima, disponibile per una serie di sistemi operativi differenti. Il software può essere utilizzato anche all’interno di Smart TV o sistemi Home Theater PC (HTPC), ponendosi come valida alternativa gratuita a Windows Media Center.

Il media player si mostra come un software pienamente personalizzabile che, con il supporto di plugin sviluppati ad-hoc, permette di accedere anche a contenuti online come YouTube, Spotify, Grooveshark e Pandora (nei paesi in cui è disponibile). L’ultima versione beta è stata ottimizzata per funzionare in maniera ottimale sull’hardware di Raspberry Pi, quindi è lecito attendersi ottimi livelli prestazionali sui dispositivi Android di ultima generazione, considerevolmente più potenti.

Quando lanciato su uno schermo touch, XBMC riconoscerà la possibilità di utilizzare i controlli tramite gesture durante la riproduzione video, attraverso le quali sarà possibile navigare all’interno del video in riproduzione. Sui dispositivi KitKat viene introdotta la Immersive Mode che permette di utilizzare un’interfaccia a pieno schermo in cui vengono visualizzate tutte le informazioni sensibili del dispositivo, come l’orario e la data, senza dover utilizzare l’interfaccia delsistema operativo.

XBMC v13.0 Gotham Beta per Android

XBMC v13.0 Beta non è disponibile su Google Play Store, tuttavia è possibile scaricare l’APK di 55MB a questo indirizzo. In questa pagina, invece, si trova l’intera lista delle novità della nuova versione, così come i link per il download per tutte le altre piattaforme compatibili.

 

fonte: hwupgrade.it

Google Rilascia i primi mini-giochi per Google Glass

Google ha rilasciato una serie di mini-giochi per i primi possessori dei Glass, nel tentativo di ispirare gli sviluppatori in modo da introdurre videogiochi compatibili con la nuova piattaforma. Secondo la compagnia, c’è spazio per il mondo videoludico anche nella categoria di accessori indossabili.

Google Glass, giochi

Naturalmente non bisogna aspettarsi grossi tecnicismi al loro interno. Fra quelli già pubblicati abbiamo Tennis, in cui gestiremo una racchetta stilizzata con il movimento della testa, sfruttando accelerometro e giroscopio degli smart glass di Mountain View; Balance in cui dovremo mantenere in equilibrio alcuni oggetti virtuali sulla nostra testa.

Troviamo anche Clay Shooter, in cui il giocatore parteciperà ad una sessione di tiro a piattello. Il gioco sfrutta non solo i sensori di movimento per prendere la mira, ma anche i comandi vocali: dettando la parola “Pull!” verrà lanciato in aria il piattello, e spareremo gridando “Bang”. Google ha presentato anche Matcher, un gioco di memoria, e Shape Splitter, una sorta di Fruit Ninja stilizzato in cui dovremo disintegrare gli oggetti che appariranno tramite l’uso delle mani, il cui movimento viene captato dal sensore fotografico dei Glass.

“Ogni gioco è visivamente semplice e di immediata concezione”, scrive Google sul blog ufficiale. “Abbiamo volutamente sviluppato giochi da gustare quando si hanno pochi minuti a disposizione, e in cui puoi subito smettere se hai bisogno di prestare attenzione alla realtà”.

I cinque giochi rilasciati dalla società utilizzano in maniera diversa tutti gli strumenti messi a disposizione da Google: l’obiettivo è quello di far capire le potenzialità di Google Glass sul fronte videoludico agli sviluppatori, in modo che questi possano presentare le proprie soluzioni prima del rilascio commerciale del dispositivo.

Fonte: hwupgrade.it

Windows Intune – Finalmente una soluzione unica e funzionale!

Windows Intune

Microsoft Windows Intune

Cos’è Windows Intune

Windows Intune è un servizio cloud attivabile tramite abbonamento che si pone come obiettivo quello di semplificare il modo in cui i professionisti IT e i sistemisti gestiscono e proteggono i computer aziendali, assicurando livelli ottimali di produttività senza avere limitazioni legate ai vincoli geografici.

Al servizio base sono affiancate funzionalità e servizi aggiuntivi: l’abbonamento compre la licenza di aggiornamento del sistema operativo client Microsoft Windows alla migliore versione disponibile (attualmente Windows 7 Enterprise), o il fatto di poter usufruire della avanzata protezione da virus e malware assicurata dal motore antivirus Microsoft Forefront integrato nel client di Windows Intune.

Le caratteristiche dell’architettura

Windows Intune, pur consentendo di gestire le risorse in maniera avanzata, presenta una architettura abbastanza semplice.

Figura 1. L’architettura di Windows Intune

L'architettura di Windows Intune

Come si vede dalla figura 1, infatti, Windows Intune si sviluppa principalmente intorno al servizio Cloud, gestito e configurato dall’amministratore di sistema tramite la console web di amministrazione. Ovviamente il servizio cloud dialoga a sua volta con i vari server che garantiscono i servizi correlati, come gli Windows Update, e comunica con i computer aziendali tramite un agent installato localmente sui client.

I vantaggi della nuvola

Windows Intune permette di gestire gli aggiornamenti dei sistemi client, si potranno pianificare le azioni da eseguire su uno o più gruppi di pc e si potranno anche stabilire e creare criteri specifici con cui vengono gestite le impostazioni dei computer nella rete.

Oltre alla gestione della rete, abbiamo a disposizione molte funzionalità al servizio dell’amministratore. In particolare:

  • Protezione dei computer client da minacce virus e malware, grazie il motore forefront integrato nel client;
  • Gestione le impostazioni di sicurezza di ogni singolo client direttamente da console web
  • Creazione di report, generazione di allarmi e monitoraggio costanteme dei computer associati alla rete
  • Gestione delle licenze dei programmi installati nei computer client con esecuzione dell’inventario hardware e software
  • Possibilità di approvare preventivamente gli aggiornamenti sia del sistema operativo Microsoft Windows, sia di applicativi di terze parti
  • Possibilità di distribuire applicazioni, utilizzando lo spazio cloud appositamente messo a disposizione dal servizio Windows Azure
  • Gestione della possibilità di offrire assistenza remota
  • Accesso all’aggiornamento dei sistemi alla migliore versione di Windows disponibile

Figura 2. Funzionalità

Funzionalità

Grazie al Cloud computing tutto questo è reso oggi possibile direttamente da browser, tramite una semplice interfaccia. Questa de-localizzazione delle risorse hardware e softwareutilizzate per gestire il servizio è il punto focale grazie al quale possono essere offerti dei considerevoli vantaggi rispetto ai tradizionali sistemi on-site, tanto agli utenti quanto agli amministratori di rete. Grazie alla nuvola infatti si avrà sempre sotto controllo la situazione della rete di PC, e si potrà asicurare una assistenza più rapida, più completae più efficace.

I requisiti necessari

Innanzitutto è doveroso ricordare come Windows Intune sia compatibile solamente con macchine Windows (XP o successivi) che abbiano già installato un sistema Professional , Business, Enterprise o Ultimate. Tutte le versioni di Windows che non rientrano nell’elenco precedente non sono attualmente supportate dal servizio. Per avere maggiori informazioni riguardanti i requisiti minimi consultare la apposita FAQ.

Per poter usufruire di Windows Intune bisogna inoltre disporre necesariamente di unWindows Live IDattivabile gratuitamente.

La versione Trial

È possibile provare gratuis Windows Intune attivando un abbonamento trial da 30 giorni.

La versione di valutazione differisce dalla versione completa essenzialmente per due aspetti: il primo riguarda l’accesso all’aggiornamento per Windows 7 Enterprise (non disponibile con la trial), ed il secondo riguarda invece la quantità di spazio cloud su Windows Azure riservato per l’archiviazione dei package di installazione delle applicazioni distribuite tramite Windows Intune, limitato a soli 2Gb, contrariamente ai 20 della versione completa.

Nella seconda parte dell’articolo “installeremo” Intune e ne inizieremo a studiare l’interfaccia

Installazione ed interfaccia del client

Windows Intune è un servizio cloud-based, perciò non richiede in azienda nessuna installazione lato server, e quindi non ha bisogno di hardware dedicato, come ad esempio uno o più server, per poter funzionare correttamente.

I computer gestiti dal servizio necessiteranno invece dell’installazione di un agent locale per poter essere amministrati correttamente dalla cloud.

Il primo accesso

Dopo aver eseguito la procedura di registrazione (ad esempio alla versione di valutazione), possiamo accedere alla console di gestione di Windows Intune.

Figura 3. L’interfaccia di Login
(clic per ingrandire)

L'interfaccia di Login

In questa schermata è sufficiente inserire i dati relativi al proprio Windows Live ID per poter accedere all’interfaccia di amministrazione.

Una volta autenticati, la schermata iniziale di Windows Intune ci presenterà una sorta di riepilogo delle informazioni più importanti che richiedono la nostra attenzione. In particolare saranno evidenziati gli eventuali avvisi riguardanti la sicurezza (Endpoint Protection), gli aggiornamenti dei sistemi, i criteri impostati sui client, ed il software che i client hanno installato al loro interno.

Figura 4. La schermata iniziale di Windows Intune
(clic per ingrandire)

La schermata iniziale di Windows Intune

Installare il client

Come già sottolineato in precedenza, per poter usufruire di Windows Intune e’ necessario disporre di PC con installate versioni di Windows XP o successive purchè siano Professional, business, Enterprise o Ultimate.

Per poter provare il funzionamento del servizio anche lato client, supponendo di non avere a disposizione altre macchine fisiche, potremmo far ricorso al Windows XP Mode, la macchina virtuale inclusa con la versione Professional (o superiore) di Windows 7, basata sull’ormai vetusto Windows XP. Per maggiori informazioni sulla installazione e configurazione della macchina virtuale Windows Virtual PC e sulla XP-Mode, consultare questa guida.

Naturalmente prima di procedere all’installazione del client, dovremo essere in grado di poterscaricare il software da distribuire ed installare. Eseguire questa operazione è molto semplice: basta selezionare dal frame di sinistra dell’interfaccia principale di Windows Intune l’ultima voce (amministrazione) e successivamente selezionare la voce ‘Download del software Client‘, per scaricare il package da installare in tutte le postazioni che si vorranno includere nella rete gestita da Windows Intune.

Figura 5. Il download del software Client
(clic per ingrandire)

Il download del software Client

Il package contiene l’eseguibile di setup e un certificato digitale che lega in modo univoco il client in cui stiamo facendo l’installazione al nostro abbonamento a Windows Intune. Una volta scaricato il software dovremo eseguire il file Windows_Intune_Setup sulla macchina client che vorremo gestire (nel nostro caso la macchina virtuale con Windows XP).

Figura 6. Installazione del client

Installazione del client

Dopo aver completato la procedura di installazione dovremmo poter visualizzare l’icona sul desktop relativa a Windows Intune Center.

Figura 7. L’icona di Windows Intune Ceter

L'icona di Windows Intune Ceter

Windows Intune offre anche un efficace strumento di protezione dai virus e dai malware, quindi, oltre alla icona precedente sarà visualizzata nella barra di stato l’icona di notifica relativa allo stato del computer (lo stato risulterà ‘protetto’ solamente dopo aver aggiornato le definizioni antivirus).

Figura 8. La notifica dello stato del computer

La notifica dello stato del computer

Aggiungiamo il client ad un gruppo di Windows Intune

Una volta eseguite queste operazioni, sarà necessario aggiungere effettivamente la nostra macchina virtuale XP alla nostra rete di Windows Intune. Per poter eseguire questa operazione tramite la nostra interfaccia Web, dopo aver installato il client, basterà dall’interfaccia di Windows Intune andare su Computer > Computer non assegnati, in modo da visualizzare una schermata simile a quella in figura:

Figura 9. Visualizzazione dei computer non ancora assegnati da Windows Intune
(clic per ingrandire)

Visualizzazione dei computer non ancora assegnati da Windows Intune

Per gestire al meglio i computer tramite Windows Intune è necessario creare almeno un gruppo di computer (qualora non esista già un gruppo adatto allo scopo).

Per gruppo si intende un insieme di pc aggregati dall’amministratore sotto un unico nome, in modo da poter eseguire medesime operazioni parallelamente, ottimizzando tempo e costi di gestione. Naturalmente un gruppo viene può essere popolato secondo criteri diversi: nel caso esistano pc che necessitino di policy uguali tra di loro, ad esempio, sarebbe conveniente identificarli e gestili sotto un unico gruppo, così come magari sarebbe conveniente raggruppare i pc appartenenti a sedi diverse di una stessa azienda. I gruppi possono essere gerarchici, così da poter gestire anche l varie parentele, in modo da dare a disposizione dell’amministratore uno strumento di gestione distribuita ancora più preciso ed ottimizzato.

Per poter creare un nuovo gruppo basterà cercare tra l’elenco delle attività (l’elenco si trova in alto a destra della pagina visualizzata in figura 7) il link con scritto ‘crea gruppo di computer’. Apparirà una finestra centrale che darà la possibilità di creare un nuovo gruppo, specificare una descrizione ed eventualmente definirne anche il gruppo padre, in modo da impostare correttamente le gerarchie tra i vari gruppi.

Figura 10. Creazione di un gruppo di computer

Creazione di un gruppo di computer

Una volta eseguita questa operazione, basterà aggiungere il PC non assegnato al nuovo gruppo, selezionando il gruppo e clickando sulla attività ‘aggiungi computer’, in modo da ottenere una finestra simile a quella visualizzata nella figura 10.

Figura 11. Aggiunta del client al gruppo creato precedentemente
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Aggiunta del client al gruppo creato precedentemente

Dopo aver eseguito tutte le operazioni sopra riportate, selezionando il gruppo dalla scheda ‘Computer’, sarà possibile visualizzare il riepilogo di tutte le varie informazioni relative ai computer che fanno parte di quel gruppo.

Figura 12. Il gruppo “Virtual Machines” è stato creato e popolato correttamente
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Il gruppo

L’interfaccia del Client

Dopo aver configurato il client per essere gestito tramite Windows Intune, torniamo a soffermarci ed analizzare il servizio dal lato del client.

Nella macchina client facciamo clic sulla icona ‘Windows Intune Center’ presente sul Desktop. L’interfaccia lato Client di Windows Intune è semplice ed essenziale. Dalla figura 12 si può notare come sia di fatto suddivisa in tre parti distinte tra di loro.

Figura 13. L’interfaccia client di Windows Intune
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L'interfaccia client di Windows Intune

La prima parte riguarda gli aggiornamenti di Windows Intune. Con questo temine in realtà si identificano non solo tutti gli aggiornamenti relativi al sistema operativo, ai programmi installati ed al client stesso di Windows Intune (che per poter essere visualizzati devono essere stati precedentemente approvati dall’amministratore della rete), ma anche l’accesso e l’installazione automatica a tutto il software distribuito. Il software distribuito (argomento analizzato più dettagliatamente nelle prossime ‘puntate’) verrà infatti anch’esso visualizzato dal client come un semplice aggiornamento, in modo da poter essere installato in maniera automatizzata e semplificata.

La seconda parte riguarda la gestione della siurezza tramite Windows Intune Endpoint Protection, il componente antivirus e antimalware incluso nel servizio.

La terza parte è dedicata alle possibili richieste di assistenza rivolte all’amministratore della rete da parte dell’utente. Facciamo click sul link per vedere cosa succede!

Gestire l’assistenza da remoto di InTune

Assicurare un’assistenza adeguata agli utenti è uno dei principali compiti che un buon amministratore di rete dovrebbe poter svolgere in modo semplice. Windows Intune a tal proposito offre degli strumenti integrati e piuttosto completi.

Cosa succede alla console?

Nelle pagine precedenti abbiamo generato una richiesta di assistenza da parte del client cliccando sul link presente nella terza sezione di Windows Intune Center. Cosa è cambiato all’interno dell’interfaccia web di gestione?

Figura 14. Visualizzazione dalla console della richiesta di assistenza
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Visualizzazione  dalla console della richiesta di assistenza

Come si nota dalla figura, la richiesta di assistenza remota inoltrata dal client è immediatamente visualizzabile all’interno degli avvisi, evidenziata da una X rossa. Facendo click sul link che identifica l’avviso critico, visualizzeremo la scheda relativa al computer da cui è stata richiesta assistenza. In questa schermata troveremo, tra le altre cose, la possibilità di approvare la richiesta di assistenza.

Figura 15. Possibilità di accettare una richesta di assistenza remota

Possibilità di accettare una richesta di assistenza remota

Oltre al messaggio visualizzato dalla console, l’amministratore ricverà una mail di avviso ogni qual volta verrà interpellato per una richiesta di assistenza da parte di qualche utente.

Approvando la richiesta di assistenza verrà automaticamente avviata una sessione di Easy Assist sul computer dell’amministratore, e verrà avviata anche simultaneamente sul computer client che ha richiesto assistenza.

Figura 16. Attivazione della sessione remota lato client
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Attivazione della sessione remota lato client

Figura 17. L’accesso dell’amministratore da remoto alla sessione di assistenza

L'accesso dell'amministratore da remoto alla sessione di assistenza

Una volta che l’admin e l’utente nella postazione client sono in comunicazione tra di loro, oltre a poter chattare, possono anche scambiarsi file e condividere il desktop.

Figura 18. Opzioni disponibili al client durante una sessione di assistenza remota

Opzioni disponibili al client durante una sessione di assistenza remota

L’amministratore può anche richiedere il controllo totale del desktop: in questo caso al client verrà richiesta una approvazione preventiva.

Figura 19. Visualizzazione della richiesta di controllo totale da parte dell’Admin

Visualizzazione della richiesta di controllo totale da parte dell'Admin

L’amministratore, grazie alla possibilità di ottenere il totale controllo della macchina client, potrà facilmente gestire e risolvere i problemi.

Avviare una scansione antivirus del sistema client da remoto

Quando si parla di assistenza non si intende solamente la possibilità di rimediare ad un problema, ma anche e soprattutto alla possibilità di prevenire possibili malfunzionamenti della macchina client.

A questo scopo Windows Intune mette a disposizione molti strumenti interessanti, alcuni dei quali già accennati in precedenza.

Windows Intune permette agli amministratori di rete, tra le altre cose anche quella di avviare scansioni antivirus remote sulle macchine client. Per poter intraprendere questa operazione basterà andare nella sezione relativa ai computer e selezionarne uno o più da un gruppo. Facendo click sul computer selezionato con il pulsante destro, comparirà un menu a tendina con una serie di scelte possibili.

Figura 20. il menu a tendina delle opzioni relative ad uno o più PC
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il menu a tendina delle opzioni relative ad uno o più PC

Se scegliamo ‘Esegui un’analisi rapida di malware‘ avviamo ad esempio una scansione rapida del sistema alla ricerca di virus e malware.

Figura 21. Conferma della richiesta di analisi malware

Conferma della richiesta di analisi malware

Dal lato client la scansione avviene in background, tuttavia ad uno sguardo attento potrebbe non sfuggire la piccola icona di notifica in basso a destra

Figura 22. Analisi Malware in corso

Analisi Malware in corso

Impostare un nuovo criterio di protezione da virus e malware tramite Windows Intune Endpoint Protection Windows Intune non permette solamente di cercare possibili minacce all’interno del sistema client da remoto, ma è in grado anche di gestire i criteri (le policy) secondo cui il client stesso deve agire, in modo da dare la possibilità all’amministratore di impostare determinati comportamenti a fronte dell’avvenire di eventi specifici.

Il pannello di gestione dei criteri si presenta similare a quello visualizzato nella seguente figura.

Figura 23. Il pannello di gestione dei criteri
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Il pannello di gestione dei criteri

Per creare un nuovo criterio facciamo click sulla prima attività visualizzata in alto a destra ‘crea nuovo criterio’. Una volta eseguita questa operazione ci apparirà una finestra apposita che darà la possibilità di scegliere in quale ambito il criterio dovrà essere applicato. È possibile infatti utilizzare le policy (criteri) di Windows Intune, per gestire il firewall del computer client, personalizzare il Windows Intune Center dei client e definire eccezioni o pianificazioni legate alla componente antivirus Endpoint Protection.

Figura 24. La scelta della tipologia di criterio da aggiungere
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La scelta della tipologia di criterio da aggiungere

Dopo aver selezionato la tipologia di policy che ci interessa, basterà fare click su ‘crea criterio’, per arrivare alla schermata successiva. Come esempio proviamo a creare un criterio relativo al Windows Firewall.

Figura 25. Creazione di un criterio per Windows firewall
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Creazione di un criterio per Windows firewall

Dalla schermata rappresentata in figura 24 si potrà facilmente decidere se attivare o meno il firewall, se bloccare le connessioni in ingresso o se notificare all’utente gli eventi in base a vari scenari di connessione del client. Oltre a tutto questo si può anche decidere se attivare o disattivare le eccezioni Windows Firewall per abilitare o disabilitare i servizi per profili di rete specifici.

Una volta salvato il criterio, Windows Intune chiederà se si vuole distribuire direttamente il nuovo criterio ad un gruppo di PC, oppure si vuole solamente salvare.

Figura 26. Richiesta di distribuzione del criterio appena creato
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Richiesta di distribuzione del criterio appena creato

Per ora scegliamo di non distribuire il criterio. Una volta selezionato su ‘No’, potremo vedere il nuovo criterio creato, ma non ancora distribuito.

Per poter distribuire il criterio, basterà (una volta creato) selezionarlo e fare click con il tasto destro, in modo da visualizzarne il menu delle opzioni.

Figura 27. Distribuire un criterio appena creato
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Distribuire un criterio appena creato

Selezionando ‘Gestisci distribuzione’, apparirà una finestra che ci darà la possibilità di selezionare i gruppi di PC ai quali applicare il criterio appena creato.

Figura 28. Selezione dei gruppi per la distribuzione di un criterio
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Selezione dei gruppi per la distribuzione di un criterio

Il pannello di gestione degli aggiornamenti

Windows Intune da la possibilità agli amministratori di rete di poter decidere se e dove dare la possibilità all’utente di installare sia gli aggiornamenti sia di sistema, sia quelli relativi a programmi di terze parti. È inoltre possibile impostare delle regole per l’installazione automatizzata degli aggiornamenti, il tutto senza dover necessariamente disporre di unserver WSUS (Windows Server Update Services).

Per poter accedere al pannello relativo agli aggiornamenti basta selezionare la terza icona presente sul lato sinistro della console.

Figura 29. Il pannello aggiornamenti
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Il pannello aggiornamenti

Come si vede dalla figura, in questo caso sono presenti degli aggiornamenti da approvare prima di dare la possibilità all’utente di procedere con la loro installazione.

In realtà possiamo anche gestire gli aggiornamenti in maniera più automatizzata ed efficiente, rispetto alla dispersiva e poco efficiente approvazione manuale. Sul lato destro relativo alle vari attività troviamo infatti una interessante caratteristica di Windows Intune, ovvero la possiblità di configurare le impostazioni di approvazione automatiche per categoie e/o classificazione di aggiornamento.

Cliccando su ‘configura impostazioni di approvazione automatiche’, infatti, ci troveremo all’interno di una nuova finestra che ci darà non solo la possibilità di selezionare la categoria di aggiornamento (in base al produttore) e la tipologia di aggiornamento (ad esempio eggiornamento critico, o di sicurezza) per le quali richiedere l’assenso dell’amministratore prima della effettiva installazione sui client, ma anche di definire una o più regole da poter applicare a gruppi di PC, in modo da gestire il tutto in maniera automatizzata.

Figura 30. Pannello di configurazione per la approvazione automatica degli aggiornamenti
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Pannello di configurazione per la approvazione automatica degli aggiornamenti

Qualora decidessimo ci creare una regola per gestire gli aggiornamenti in maniera automatizzata (in fondo alla pagina), ci apparirà un pop-up con un semplice wizard, dove ci verranno chieste le cetegorie, le tipologie ed i gruppi a cui applicare la regola da creare.

Figura 31. Creazione di una regola di aggiornamento automatico
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Creazione di una regola di aggiornamento automatico

Designare più amministratori di rete

Talvolta risulta necessario designare più amministratori di rete, in modo da aver la possibilità di far fronte alle problematiche in maniera più efficiente. Compiere questa operazione in Windows Intune risulta essere un’operazione davvero semplice: basta selezionare dal pannello amministrazione ‘amministratori del servizio’, ed aggiungere il Windows Live ID del nuovo amministratore, decidendo se potrà godere di diritti in sola lettura o avrà al contrario un accesso completo.

Figura 32. Aggiunta di un nuovo amministratore
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Aggiunta di un nuovo amministratore

La distribuzione del software

Uno dei vantaggi dell’avere un servizio come Windows Intune è dato dal fatto che ogni volta Microsoft mette a disposizione nuovi strumenti e nuove funzionalità queste diventano disponibili per gli utenti senza la necessità di dover installare nuovi prodotti o nuovi componenti nella rete aziendale.

Ad esempio, un recente aggiornamento della componente ‘cloud’ di Windows Intune a messo a disposizione la possibilità di poter distribuire il software e le applicazioni direttamente dalla cloud, tramite l’interfaccia web di gestione.

Il servizio mette a disposizione per l’archivio e la distribuione dei package di installazione uno storage su Windows Azure, la cui dimensione di default è di 20Gb (limitato a 2GB nella versione di prova del servizio).

I client accederanno tramite collegamento WAN a questo storage e da qui avverrà il download delle applicazioni che saranno installate sui computer, in base alle regole e alle policy definite dall’amministratore.

Tipologia degli installer e dei setup supportati

Per poter distribuire un software all’interno di un gruppo di PC bisogna prima essere certi di mettere a disposizione di Windows Intune un formato valido e supportato per questa operazione. A questo proposito è giusto puntualizzare come sia possibile distribuire sia prodotti Microsoft che non. Windows Intune per la distribuzione supporta i formati MSI ed EXE, a patto che abbiano la possibilità di essere installati in maniera completamente automatizzata.

Dopo aver verificato questo requisito preliminare bisogna passare alla fase di caricamento del software da distribuire. Caricare del software all’interno dello storage dedicato è davvero molto semplice, basta selezionare tra le icone di sinistra quella relativa a ‘Software’ (la sesta) e su ‘panoramica’ cliccare sulla attività ‘Passaggio 1: Carica software’.

Caricare il software nello storage online di Windows Intune

Eseguendo questa operazione ci verrà richiesto il login per verificare le credenziali di accesso (utilizzare lo stesso Live ID associato all’account di Windows Intune), verrà eseguito un breve check per verificare le caratteristiche e l’idoneità della connessione, quindi ci si avvierà un wizard che ci guiderà al caricamento del nostro software nello storage.

Figura 33. Fase 1: Caricamento del software da distribuire
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Fase 1: Caricamento del software da distribuire

Quando ci verrà chiesto di definire il file di installazione, dovremo selezionare il file di installazione del programma che vogliamo distribuire. Poniamo ad esempio il caso di voler distribuire il software Skype: in questo caso, dopo aver eseguito il download del file di installazione, sceglieremo di caricare proprio l’eseguibile scaricato gratuitamente dal sito ufficiale.

Andando avanti nel Wizard, scopriremo che sono presenti molte opzioni per rendere più efficiente la distribuzione del software. Oltre al nome ed alla descrizione, ci verrà data la possibilità di definire l’architettura delle macchine compatibili con il software, di definire il sistema oprativo compatibile, di poter aggiungere delle regole per la eventuale rilevazione del software all’interno della macchina client (il software che si vuole distribuire potrebbe essere già presente in alcune macchine!), si possono aggiungere argomenti della riga di comando per ‘pilotare’ l’eseguibile di installazione e si possono definire ed associare codici di errore custom nel caso l’installazione non vada a buon fine.

Figura 34. Definire delle regole per la rilevazione di software già installato
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Definire delle regole per la rilevazione di software già installato

Una volta eseguite tutte queste operazioni obbligatorie, il file potrà essere caricato in modo da renderne possibile la distribuzione. La conferma di avvenuto caricamento sarà data dalla schermata finale del wizard, e potremo averne una ulteriore conferma facendo click sul link ‘Visualizzare il software’, in modo da visualizzare l’elenco del software presente nella memoria cloud di Windows Intune.

Figura 35. Caricamento del file di installazione avenuto con successo
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Caricamento del file di installazione avenuto con successo

Distribuire in modo centralizzato è meglio che installare a mano!

È tutto pronto per poter finalmente distribuire Skype ai nostri gruppi di PC. Per poter eseguire questa semplice operazione basterà selezionare dalla schermata ‘software’ la seconda attività, chiamata ‘Passaggio 2. Distribuisci software’.

Figura 36. Distribuire il software dopo averlo caricato

Distribuire il software dopo averlo caricato

Eseguendo questa operazione saremo così in grado di visualizzare l’elenco dei sofware pronti per la distribuzione, salvati nello storage online dedicato a Windows Intune, dove nel nostro caso comparirà il file SkypeSetup.exe caricato in precedenza.

Figura 37. Distribuire il software
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Distribuire il software

Facendo click con il pulsante destro comparirà il menu delle opzioni, tra le quali quella specificatamente pensata per la distribuzione.

Per poter distribuire il software è necessario selezionare i gruppi di PC che riceveranno la distribuzione. Questa operazione sarà possibile dalla successiva schermata che comparirà prima della conferma di distribuzione avvenuta con successo.

Figura 38. Scelta dei gruppi a cui distribuire il software
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Scelta dei gruppi a cui distribuire il software

Dopo aver selezionato i gruppi e aver dato conferma, il software verrà distribuito sulle macchine. Lo stato di avvenuta distribuzione potrà essere verificato andando a visualizzare il software gestito (icona principale software – software gestito).

Cosa succede lato client?

Una volta che l’amministratore ha configurato la distribuzione del software, l’installazione lato client sarà piuttosto trasparente. Il software distribuito, infatti, verrà visualizzato dalla console di Windows Intune Center come un semplice aggiornamento di sistema.

Figura 39. La distribuzione del software visualizzata come aggiornamento sul client

La distribuzione del software viene visualizzata come un semplice aggiornamento sul client

Installando l’aggiornamnto che la console ci propone, potremo verificare che si tratta effettivamente del software che abbiamo precedentemente distribuito.

Figura 40. Installazione del software distribuito
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Installazione del software distribuito

Fonte: html.it

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Ubuntu: Supporto alle versioni non LTS scende a 9 mesi

A partire dalla versione 13.04, il periodo di supporto garantito da Canonical alle distribuzioni di Ubuntu che non faranno parte del ciclo LTS (Long Term Support) sarà di nove mesi anziché 18, come avvenuto sino a oggi.

Salvo la versione 13.04 di Ubuntu, tutte le altre release precedenti continueranno a essere supportate con bugfix e aggiornamenti di sicurezza per 18 mesi. Non vi sarà in pratica una retroattività del cambiamento. Il periodo di nove mesi scelto dal consiglio tecnico è stato ritenuto il più appropriato per gli utenti.ubuntu_t.jpg.pagespeed.ce.WKV_Omrs2r

Gli sviluppatori hanno inoltre concordato sul fatto che la maggior parte dei problemi di una release viene risolto nei primi nove mesi. Chi necessita di un periodo di sostegno maggiore non deve far altro che dotarsi di una versione LTS, prevista ogni due anni – la prossima sarà quindi la 14.04. In passato tale build godeva di un supporto di 3 anni su Ubuntu Desktop e 5 anni su Ubuntu Server. Dalla 12.04 entrambe le distribuzioni ricevono un aggiornamenti di stabilità e sicurezza per cinque anni.

fonte: hwupgrade.it